Fratture traumatiche

Fratture traumatiche


 

Le fratture vertebrali traumatiche interessano più frequentemente la popolazione giovane/adulta e sono potenzialmente responsabili di danni anche gravi alle strutture nervose (midollo spinale e radici, nervi) che posso esitare in danni funzionali rilevanti ai pazienti.

Epidemiologia

Come detto, la patologia traumatica della colonna interessa soprattutto la popolazione giovane e adulta con prevalenza per il genere maschile. I traumi infatti sono tra le prime cause di disabilità nei giovani paesi del mondo sviluppato.

Le fratture vertebrali traumatiche sono classificate in base alla parte di vertebra coinvolta dal trauma. Possono pertanto interessare le componenti posteriori della vertebra come le lamine, i processi spinosi (elementi non indispensabili per la stabilità della colonna), oppure i processi articolari e i peduncoli (fondamentali per l’assetto meccanico) o gli elementi anteriori ovvero il corpo vertebrale, detto soma.

Sono state elaborate nel tempo numerose classificazioni delle fratture vertebrali. Attualmente la più in uso è quella della società di chirurgia vertebrale (AO Spine). Secondo tale classificazione le fratture del corpo vertebrale possono condizionare a diverso grado la stabilità del rachide, in base all’interessamento del margine anteriore (muro anteriore)o posteriore (muro posteriore), o dei margini superiori ed inferiori della vertebra (piatti somatici).

La situazione più critica si verifica nel caso di fratture a scoppio ovvero quando tutte le parti del corpo vertebrale vengono coinvolte. Il muro posteriore è a stretto contatto con le strutture nervose ed una sua dislocazione può condizionare una compressione del midollo spinale ed esitare in danni neurologici anche gravi. Altra componente che può andare incontro a rottura è l’apparato di legamenti che unisce le vertebre tra di loro, tra essi compreso il disco intervertebrale.

La dinamica del trauma è fondamentale nel comprendere la meccanica del danno; il danno da iperflessione si concentra a livello del corpo vertebrale e del sistema di legamenti posteriori, mentre il danno da iperestensione determina fratture degli elementi posteriori con il danno dei legamenti anteriori. Nelle fratture più gravi si possono verificare anche lussazioni delle vertebre tra di loro, ovvero la perdita dei rapporti articolari.

Clinica

I sintomi delle fratture vertebrali traumatiche includono:

  • Dolore locale ed irradiato agli superiori ed inferiori
  • Difetti di sensibilità fino a veri e propri livelli di insensibilità
  • Difetti motori fino alla paralisi completa di gambe e braccia

La compressione del midollo spinale a livello cervicale può portare nei casi più gravi alla tetraplegia (paralisi completa dei 4 arti), e nel caso delle lesioni delle prime vertebre cervicali può alterare la meccanica respiratoria. In caso di compressione del midollo a livello dorsale e lombare si può verificare una paraparesi/paraplegia (paralisi degli arti inferiori) con un vero e proprio livello al di sotto del quale non vi è percezione sensitiva (livello sensitivo) e che corrisponde al livello di compressione.

Diagnosi

La diagnosi deve essere estremamente approfondita e viene fatta partendo da una radiografia standard e successivo esame TC per valutare nei dettagli le caratteristiche della frattura. La RM può aiutare a definire il grado di interessamento dei legamenti e nel caso di danno neurologico la sede della compressione.

  • RX del rachide. È un esame standard che valuta la presenza della frattura o cedimenti somatici nell’immediato.
  • TC del rachide. La TC mirata sul segmento di interesse consente di definire nel dettaglio quali parti della vertebra sono interessate.
  • RM del rachide. La risonanza magnetica è l’esame di completamento per la valutazione di una frattura. Essa consente di valutare il grado di interessamento dei legamenti e nel caso di danno danno neurologico la sede della compressione.

Una volta accertata la diagnosi le opzioni terapeutiche sono molteplici.

Terapia

L’approccio terapeutico delle fratture vertebrali traumatiche è multimodale e va valutato caso per caso dallo specialista neurochirurgo. Forme lievi possono giovarsi di un bustino o collare cervicale in base alla sede (ortesi) e alla terapia medica conservativa. 

I casi più gravi possono necessitare di interventi chirurgici di stabilizzazione vertebrale (artrodesi) per il ripristino della stabilità della colonna e la correzione di eventuali deformità e, laddove ci sia una compressione delle strutture nervose, è fondamentale decomprimere tempestivamente i nervi e il tratto di midollo spinale coinvolto.

Prognosi

La prognosi delle fratture vertebrali traumatiche è condizionata dalla presenza di un danno neurologico. In caso di assenza di sintomatologia neurologica il recupero funzionale di solito è completo con un ritorno alla normalità. Nel caso di danno neurologico è fondamentale la tempestività del trattamento.